martedì 10 aprile 2018

Cinque insetti commestibili che presto avremo nei nostri piatti

A partire da gennaio 2018 anche in Italia è possibile acquistare e consumare insetti commestibili (ovviamente insetti esclusivamente di allevamento). In quasi tutta Europa è già permesso da anni l’utilizzo degli insetti a scopo alimentare. Che se ne voglia, il futuro del cibo passa proprio dagli insetti, che al contrario della produzione di carne ha un impatto minimo sull'ambiente. Gli insetti sono economici è ricchi di proteine nobili, per molti delle vere prelibatezze per il palato. Quelli più consumati sono i coleotteri (38%), bruchi (18%), api, vespe e formiche (14%), cavallette, locuste e grilli (13%).
La Thailandia è la meta ideale per chi vuole fare le prime esperienze culinarie: larve, millepiedi, formiche rosse, scorpioni e farfalle, sono perfetti per snack salato che dolce. Sono già due miliardi della popolazione mondiale che si ciba abitualmente di insetti.

L’elenco completo degli insetti commestibili

1) Locuste, cavallette e grilli: Questi insetti fanno parte della famiglia degli Ortotteri. Le locuste sono consumate in Africa, le cavallette in tutto il sud del Messico: vengono arrostite e aromatizzate con aglio, succo di lime e sale. I grilli, invece possono essere mangiati fritti, saltati, bolliti o arrosto.

2) Cicale: Vengono consumate praticamente in tutto il Continente Asiatico. È possibile cucinarle: bollite, fritte e mangiate come snack come si farebbe con i gamberetti.

3) Cimici: Probabilmente non avrei il coraggio di assaggiarle: eppure le cimici d’acqua giganti è l’insetto più apprezzato in Asia. In Thailandia l'Hancock è possibile mangiarlo cucinato grazie agli street food. Le cimici vengono fritte è presentate con una salsa piccante o cotte al vapore. In sud America a Taxo viene organizzato un raduno apposito in cui vengono raccolte e mangiate. Il sapore è salato.

4) Vermi: Ci sono molteplici varietà di vermi commestibili al mondo: i vermi bambù si possono mangiare fritti; i millepiedi, invece, sono un street food comune negli Stati Uniti Orientali. Il Mopane viene utilizzato essiccato soprattutto in Sud Africa; il suo sapore ricorda quello dei cereali.

5) Tarantole: Le tarantole appartengono alla famiglia degli aracnidi, e vengono di solito fritte in olio, sale e zucchero e poi venduti come street food in Cambogia. Nel sud America, in Venezuela sono considerate una vera ghiottoneria Per via della loro dimensioni possono arrivare a raggiungere le dimensioni di un piatto piano.

mercoledì 28 marzo 2018

Caro Fabrizio Frizzi



L'inaspettata scomparsa di Fabrizio Frizzi ha destato in me una forte commozione come per milioni di italiani. Neanche i grandi del passato quali suoi maestri, come lo stesso Corrado hanno lasciato così tanto velo di tristezza. La sua gentilezza, l'educazione e specialmente il suo sorriso trasparivano al di là di uno schermo; Fabrizio non portava alcuna maschera, se non quella della cordialità e il pregio di riuscire a far sentire a proprio agio chiunque fosse al suo fianco. Oltre all'artista, l'Italia perde un uomo perbene, una persona che non ho mai sentito fare polemica anche quando fu messo in disparte dalla televisione. Nonostante la malattia l'avesse messo a dura prova, lui continuava a sorridere sempre e comunque, già quel suo sorriso carico di magia che rappresentava il discorso più bello 'amare la vita'. Purtroppo lascia una moglie giovane e una bimba di appena 5 anni, che ha amato più della sua stessa vita. 

Si parla di oltre 10.000 mila persone che hanno voluto dare il loro ultimo saluto a Fabrizio Frizzi nella sala degli Arazzi della sede Rai di viale Mazzini. Un omaggio meritato perché Fabrizio - come ha detto Enrico Brignano ' Era la parte migliore di noi'. Nella sua carriera ultra trentennale Frizzi ha condotto più di 65 programmi tv tra strisce quotidiane e speciali prime time. Come abbiamo detto poc'anzi, rimarrà indelebile la sua risata improvvisa che contagiava ospiti e concorrenti. Nel 2000 ha donato il suo midollo osseo a Valeria, malata di leucemia. Signori si nasce non si diventa. Buon viaggio FF.

Quando ti innamori è come una nevicata, non la puoi fermare". (Fabrizio Frizzi)

lunedì 19 marzo 2018

Otto oggetti maschili inventati dalle donne

Fino a qualche anno fa in tutto l'Occidente per le donne era tutto più complicato, persino registrare un brevetto. Grazie alla loro perseveranza molte inventrici e scienziate sono riuscite ad emergere realizzando scoperte e invenzioni di oggetti che vengono utilizzati prevalentemente dall'universo maschile.

OTTO OGGETTI MASCHILI INVENTATI DALLE DONNE

1) Sega Circolare (1813): L'inventrice è Tabiths Babbitt, una famosa sarta americana che, constatando quanto faticassero i falegnami nel lavorare con la sega a mano, costruì un prototipo di lama circolare collegandolo alla sua ruota per la filatura. Il primo a utilizzarla fu un falegname nella sua falegnameria ad Albany (New York). Purtroppo Babbitt non registrò mai il brevetto, furono due francesi nel 1816.

2) Telescopio Subacqueo (1845): Poche sono le notizie al riguardo di Sarah Matter, inventrice del batiscopio: il telescopio accompagnato da una speciale lampada, con i quali i sottomarini possono scandagliare le profondità del mare. Il brevetto porta il suo nome con il codice US3995

3) Fumogeno per segnalazione marina (1859): I fumogeni hanno rivoluzionato la comunicazione navale nel 1800. La loro inventrice è Martha Coston che colse l'idea dagli appunti del defunto marito. L'ufficio brevetti però, la registrò come semplice amministratrice dell'invenzione dando la paternità allo scomparso consorte

4) Tergicristalli (1903): Molti uomini furono scettici quando Mary Anderson, allevatrice e viticoltore propose loro i primi tergicristalli per i trattori e auto. Ma questi lo reputarono più pericolosi azionarli che guidare sotto la neve e temporali. Nel 1917 fu un'altra donna, Charlotte Bridwood a inventare quelli automatici, idea poi rubata da Cadillac nel 1920 alla scadenza del brevetto è riproposta su ogni automobile.

5) Monopoly (1906): In origine si chiamava Landolord's Game e fu inventato dalla statunitense Lizzie Maggie, per diffondere e illustrare le teorie dell'economista Henry George, che affermava il diritto di ogni persona di appropriarsi di ciò che crea con il proprio lavoro. Nel 1930, Charles Darrow si appropriò del gioco, modificandolo e vendendo i diritti alla Parker Brother per 500$.

6) Vetri invisibili (1935): A inventare i vetri a bassa riflettanza, che ancor oggi si trovano negli occhiali, macchine fotografiche o lenti per i microscopi, fu Khaterine Blodgett, fisica statunitense, una delle menti più eccelse del 1900. Tra l'altro la prima donna a essersi laureata Cambridge e prima scienziata a essere impiegata nei laboratori della General Electric.

7) Prima casa con energia solare (1947): La biofisica ungherese Maria Talkes inventò il primo generatore termoelettrico, in grado di produrre energia e conservarla grazie all'utilizzo di alcuni particolari agenti chimici. Insieme all'architetta Eleanor Raymond costruì la prima casa energicamente sufficiente.

8) Giubbotto antiproiettile (1963): Come tante altre scoperte anche il kevlar, il materiale di cui sono fatti i giubbotti antiproiettile è nato per caso. L'inventrice fu Stephanie Louise Kowlek, chimica americana, mentre era intenta a perfezionare una fibra più resistente per i pneumatici stradali per i battistrada.

mercoledì 14 marzo 2018

5 posti in cui è proibito morire



Sembra davvero bizzarro, eppure ci sono alcuni posti nel mondo in cui è proibito morire, il motivo principale è quasi sempre per la mancanza di spazio e concessioni per un nuovo cimitero. Da nord a sud ecco la lista dei

5 POSTI IN CUI E' PROIBITO MORIRE

1) Longyearbyen, isole Svalbard (Norvegia): A Longyearbyen, il paese più popoloso delle isole Svalbard, da circa 70 anni è vietato tirare le cuoia. Il veto è stato voluto per la bassissima temperatura tipica della località, che impedisce una rapida decomposizione dei cadaveri. Tra il 1917-20 durante una terribile epidemia, le autorità del luogo dopo 13 anni si accorsero che i corpi delle vittime rimasero pressoché intatti e che il vecchio virus, forse non era stato debellato. Ragion per cui si decise di chiudere definitivamente il vecchio cimitero.

2) Sarpourenx (Francia): Anche a Sarpourenx, un pittoresco villaggio nel sud della Francia è vietato morire. L'ordinanza è arrivata dal sindaco nel 2008, dopo che un tribunale francese non gli ha dato il permesso di ampliare il cimitero esistente.

3) Isola di Itsukushima/Miyajima (Giappone): Itsukushima è un'isola giapponese nella quale ci abitano meno di 1800 abitanti. Da più di 150 anni è vietato nascere e morire, poiché secondo la religione shintoista si tratta infatti di un'isola sacra. Le persone anziane e malati devono lasciare l'isola prima del loro ultimo viaggio.

4) Biritiba Mirim (Brasile): Biritiba Mirim è un paese di coltivatori nella periferia di San Paolo, per non rovinare la particolare composizione dei terreni locali, dal 2005 è vietato morire.

5) Lanjarón (Spagna): È proibito morire anche a Lanjarón, un paesino dell'Andalusia di 4 mila anime. L'ordinanza è stata emessa dal sindaco nel 1999, che dopo numerose richieste di realizzare un nuovo cimitero (sempre rifiutate), è arrivato a questa decisione, secondo lui inevitabile.

martedì 13 marzo 2018

Olive Oatman: la prima donna americana con un tatuaggio



La conquista del vecchio West ha sempre affascinato intere generazioni, sopratutto grazie a cult movie, racconti e libri. Di solito i protagonisti sono sempre pistoleri, sceriffi e indiani, in poche circostanze vengono citate le donne. Eppure, in questo post la protagonista è proprio una donna Olive Oatman, la prima occidentale ad avere un tatuaggio; ma andiamo per gradi.

OLIVE OATMAN: LA DONNA DAL TATUAGGIO BLU

Nel 1850 la famiglia di Olive decise di aggregarsi alla carovana guidata da J.C.  Brewster, diretta in California. Giunti nel New Mexico, gli Oatman abbandonarono presto la compagnia perché si resero conto che il paese non era adatto con i loro progetti e religione che professavano, quella Mormone. Lungo il cammino verso l'unico sentiero percorribile di Maricopa Wells furono attaccati dalla tribù indiana dei Yavapai 'popolo del sole'. Presto tutta la famiglia fu massacrata, eccetto un figlio Lorenzo di 15 anni, Olive 14 anni e Mary Ann di 7 anni. Gli indigeni decisero di portare con loro le due sorelle a 80 miglia di distanza dal luogo del massacro.

Dopo circa un anno di permanenza con i Yavapais, le sorelle furono vendute ad un altro gruppo di indiani  i Mohave, che risiedevano in una località oggi chiamata Needles (California). Adottate dal capotribù, furono ben volute sia dalla moglie che da sua figlia. Purtroppo durante un tremendo periodo di siccità, la tribù subì molte perdite tra cui quelle della sorella più piccola di Olive. Dopo qualche anno, Olive sposò un indiano di nome Mojave, da cui ebbe due figli. Come da tradizione sia uomini che donne dovevano tatuarsi vari parti del corpo, utilizzando una polvere di pietre blu, poiché chiunque si fosse presentato senza alcun tatuaggio nel viso, non avrebbe potuto accedere alla terra dei morti 'Sil'aid'.

Dopo molti anni Olive fu ritrovata da un messaggero indiano che lavorava per conto dei soldati americani presenti presso Fort Yuma. Al suo arrivo, la ragazza scoprì che il fratello era vivo e non aveva mai smesso di cercarla. A causa di tutti quegli anni assieme agli indiani, Olive dimenticò l'inglese e ci volle qualche anno per tornare a imparare la sua prima lingua. Nel 1857 fu data in sposa a un allevatore, un certo John B. Fairchild, è nello stesso anno fu scritto un libro che raccontava la sua storia. Morì all'inizi del 1900 all'età 65 anni per un attacco di cuore. 

lunedì 12 marzo 2018

10 volte Finalmente Tu



C'è una canzone alla quale sono molto legato Finalmente Tu, cantata da Fiorello nel Festival di Sanremo 1995.  L'autore della canzone è Max Pezzali, che a sua volta nella stessa edizione di Sanremo 1995 si esibì con Senza averti tu. Ma, Finalmente Tu è tutt'altra cosa; A distanza di 22 anni continua ad emozionarmi, e ispirarmi.

10 volte Finalmente Tu

1) Ti ho cercata, ed eccoti, finalmente tu;

2) Non senti la brezza primaverile che accarezza il tuo viso, è finalmente tu potrai gioire di tutto questo;

3) L'alba non conosce rumori se non quella della mia voce che guardandoti ti dice 'Finalmente tu';

4) Finalmente tu è solamente tu sei il mio destino;

5) Salì dal mio fondo solo per dire Finalmente tu;

6) Un'altra notte accanto a te è finalmente tu che ascolterai i miei sogni;

7) Neanche le nuvole raccolgono pioggia quando finalmente tu mi baci;

8) I campi di grano sono fatti per nascondersi e respirare il sole di maggio con finalmente tu il mio firmamento;

9) Nei miei sogni proibiti non c'è posto per nessuno se non per urlare 'Finalmente tu';

10) Ti amo, finalmente tu!

Gianluca Scintu

venerdì 9 marzo 2018

Pinocchio, il vero finale macabro del Burattino



Pinocchio è senz'altro il libro per i bambini più conosciuto della storia, ed è pure il libro italiano più venduto al mondo. All'inizio era un romanzo a puntate pubblicato sul Giornale dei bambini nel 1881, edito da Enrico Mazanti. La storia del burattino è un connubio di letteratura pedagogica classica e moderna e una certa dose di disincanto simile al verismo per grandi di Giovanni Verga. Otto le puntate dove veniva descritta la vita di Pinocchio assieme a suo padre Geppetto, in maniera pressapoco simile a quello che possiamo leggere nel libro odierno.

Pinocchio, un finale macabro
In origine il finale era macabro: Pinocchio non diventa un bambino in carne e ossa, ma muore impiccato ad una quercia dal Gatto e la Volpe, scena che comunque viene descritta anche nel celebre film con Nino Manfredi, nella parte di Geppetto e Franco Franchi e Ciccio in Grassia nei panni del Gatto e la Volpe. Mentre esalava l'ultimo respiro Pinocchio avrebbe detto 'Oh babbo mio! se tu fossi qui! E non ebbe fiato per dir altro. Chiuse gli occhi, aprì la bocca, stirò le gambe e, dato un grande scrollone, rimase lì come intirizzito'. I lettori del giornale, prevalentemente giovanissimi rimasero scioccati dal terribile epilogo, decidendo di scrivere in massa al giornale e chiedendo che l'autore modificasse il finale della storia. Ci vollero due anni per Collodi per completare l'opera, redatta a grandi linee come oggi la conosciamo. Il finale fu così convincente che la fiaba di Pinocchio fu tradotta in 240 lingue. La popolarità dell'opera di Collodi si deve anche alla produzione Disney del 1940, che mai come in quella circostanza raggiunse l'apice del proprio successo.