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mercoledì 5 febbraio 2020

Scusate il Ritardo: Paura di essere lasciati

Scusate il Ritardo: uno dei film più belli di Massimo Troisi nei panni di Vincenzo, un giovane 30 enne disoccupato disilluso dall'amore con la paura di non soffrire per la fine di una relazione. Ed è proprio nella figura di Tonino (Lello Arena), suo amico, appena lasciato dalla ragazza che Vincenzo vede la parte peggiore dell'amore: quella sofferenza al limite della resistenza umana che bussa tra l'abbandono dell'anima e l'apatia che ti rende inerme. Troisi definì 'Scusate il Ritardo' come il film della paura, forse perché egli stesso ha sempre avuto timore di innamorarsi davvero! Fuori da ogni schema di benpensante, Scusate il ritardo appartiene a uno stilo oscuro - ironico, terribilmente deprimente specialmente alla fine del film.

La locandina del film mostra un Vincenzo fradicio sotto la pioggia, un uomo completamente bagnato che quasi per inerzia ascolta per l'ennesima volta lo sfogo di Tonino e della sua disillusione nei confronti della vita che l'ha lasciato all'angolo senza più il suo amore. Ma forse quell'immagine potrebbe voler dire ben altro: che anche il personaggio interpretato da Troisi non può nulla contro certi eventi - malgrado vorrebbe presto superare.  Qualcuno ha definito Scusate il ritardo come un film autobiografico, io credo che sia molto di più poiché la trama rappresenta le convinzioni e i dubbi che tante persone nutrono sui sentimenti. Ma ecco nella disperazione dell'amico Tonino e le sue lamentele ossessive che ritorna l'ironia di Troisi con una frase emblematica "Fra un giorno da leone e cento da pecora, meglio viverne 50 da orsacchiotto''.


La scena finale torna da dove tutto era iniziato, ossia in una camera da letto, dove Anna e Vincenzo seduti nel letto cercano di chiarirsi dopo un mese di pausa. Anna continua a chiedere certezze, ma è quell'ultima parola di Vincenzo 'Resta' che gela l'anima. Egli forse non amando la sua ragazza è disposto ad accettare nuovi compromessi pur di non rimanere solo. Quella supplica relegata a un fermo immagine è la falsificazione di un sentimento, è il capolavoro di Massimo Troisi.

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