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lunedì 21 gennaio 2019

15 Canzoni Immortali di Fabio Concato



Fabio Concato è senz’altro uno dei cantautori più importanti italiani, un profeta della chitarra acustica, un poeta un artista che ho sempre apprezzato. Per questo ho deciso di elencare 15 canzoni immortali di Fabio Concato. La carriera del cantautore è iniziata con il gruppo cabarettistico "I Mormoranti", in cui Fabio scrive testi e musiche e inizia a esibirsi nel celebre locale Derby di Milano. Nel 1977 pubblica il suo primo album ‘Storie di sempre' che contiene il singolo A Dean Martin, ma è solo qualche anno più tardi che il cantautore si fa conoscere al grande pubblico con il singolo Domenica Bestiale, canzone che fa parte della colonna del film ‘Vado a vivere da solo’ con Jerry Calà. Due anni più tardi la definitiva consacrazione, grazie al suo secondo album omonimo che contiene dei veri evergreen della musica italiana: Fiore di Maggio, Guido Piano, Tienimi dentro e Ti ricordo ancora.

 15 Canzoni Immortali di Fabio Concato 

  1.  Fiore di Maggio: Un inno alla vita, dedicata alla nascita della sua primogenita. È maggio, c’è caldo e una spiaggia è piacevolmente deserta regala pace e serenità interiore. Una della canzoni più belle della storia della musica italiana.
  2. Guido Piano: Un viaggio del cantautore fuori da una città caotica e alla ricerca di se stesso. Ballata splendida senza età.
  3. Domenica Bestiale: Non c’è bisogno di descrivere il testo, se non raccontare di una gita fuori porta la domenica mattina quando ancora tutti dormono.
  4. Misto di poesia: Sesta traccia del primo album ‘Storie di sempre’.Un cantautore perennemente innamorato di ogni donna al quale rivolge uno sguardo, sente come la necessità di non vivere più i suoi amori in maniera platonica ma anche in modo focoso e carnale.
  5. Il Barbone: Una descrizione dettagliata di un barbone che porta 9 cappotti  e fondamentalmente più felice d un uomo vestito bene.
  6. Ragioniere Minghella: È l’Italia del boom economico della Milano perbene. Il protagonista è un ragioniere con un cognome tipico milanese, che pur avendo una bella casa e ogni confort non si accorge di trascurare la moglie relegata dal marito al solo ruolo di casalinga.
  7. Restiamo Soli: Brano presente nel primo album omonimo di Concato, cantato e sonorità intima dal sapore nostalgico e malinconico. ‘’Ti amo molto anche se ormai non si usa più’’.
  8. Computerino: Era il 1984 e Fabio aveva già previsto un computer in grado di far comunicare e vedere due persone lontane migliaia di chilometri. Un Computer che toglierà la stessa voce a l'uomo.
  9. Rosalina: Quando l’amore ha qualche chilo di troppo e le magre sono tristi.
  10. Ti ricorda ancora: Non è chiaro a chi si riferisce il cantautore , ma certamente descrive un tempo passato, di qualcuno a lui molto vicino.
  11. Ti muovi sempre: Ricordi personali
  12. Speriamo che piova: Ballata alla Fabio Concato, intima e personale
  13. Il Caffetino Caldo: Caos quotidiano all’interno di una metropoli
  14. In Trattoria: Di fronte a un mare di febbraio mentre un camerierino ti parla di una vita da invisibile
  15. Non smetto di aspettarti: Non è stato facile decidere quale canzone inserire come 15 esima, ma non smetto di aspettarti è davvero bello: una dedica al proprio amore lontano o che deve ancora arrivare.

Altre che avrebbero meritato: Ciao Amore; Buona notte a te; Mi innamoro davvero.

In molte canzoni di Fabio Concato è ricorrente la parola mare. 

2 commenti:

  1. La mia argentea capigliatura ha avuto modo di vivere una buona parte della storia della musica,
    soprattutto se si considera i grandi cambiamenti che essa ha acquisito negli ultimi decenni. Da sempre gran parte dei testi delle canzoni si sono rifatti a stereotipi ben preconfezionati e molti anche molto gradevoli. Ogni tanto compare però un’eccellenza che, allontanandosi dagli stereotipi, evidenzia in poche parole grandi concetti che paiono accarezzare l’anima e/o l’intelletto di chi è all’ascolto.
    Una di queste canzoni è GUIDO PIANO di Fabio Concato, pubblicata nel 1984.
    La prima volta che l’ho sentita, ho subito avvertito un qualcosa che mi si era smosso dentro con le parole iniziali …. ho qualcosa dentro al cuore che mistero….
    Qual è quel qualcosa che l’uomo si porta dentro al cuore?
    A voler analizzare la cosa, si scivola subito nella vastità di tutto quello che può essere.
    Tutti noi abbiamo in comune la necessità di trovare una risposta a due domande fondamentali: “Chi siamo?” e “Perché viviamo?”. Chiedersi perché esistiamo, sapere come sono stati creati l’universo, la terra e la vita non è un interesse occasionale ma atavico.
    Le risposte a queste domande non sono contenute in nessuna enciclopedia.
    Prima che venisse fuori una maniera di pensare chiamata filosofia (600 a.C. circa), erano le diver-se religioni a fornire le risposte a tutte quelle domande che gli uomini si ponevano. I filosofi greci cercarono di dimostrare agli uomini che queste interpretazioni dell’universo erano inattendibili. In questo modo la filosofia si rese indipendente dalla religione, cioè pensando in modo “scientifico”.
    Le fonti storiche che ci sono pervenute descrivono Socrate (tra i più autorevoli dei filosofi) come un personaggio animato da una grande sete di verità e di sapere, che però sembravano continua-mente sfuggirgli. Egli diceva di essersi convinto così di non sapere, ma proprio per questo di essere più sapiente degli altri. Ed è proprio il “sapere di non sapere”, un’ignoranza intesa come consapevolezza di non conoscenza definitiva, che diventa però movente fondamentale del desiderio di conoscere. Conoscere soprattutto percependo qualcosa attraverso i sensi.
    E qui in GUIDO PIANO si ritrova l’angoscia di non saper dove andare con il magone dentro al cuore, la ricerca di conoscere nuove emozioni sensoriali: sentire sulla pelle il calore del sole, l’acqua, il vento, il calore della terra. Insomma lo ricerca del … m’illumino d’immenso.
    Leopardi, stando sul colle solitario a lui tanto caro, immaginava che dietro la siepe che gli offuscava gran parte dell’orizzonte, vi fossero sterminati spazi con silenzi inconcepibili per l’uomo e con una profondissima quiete rassicurante. Qui c’è il ponte oltre il quale il mondo cambia e si è spinti ad an-darci oltre perché ci si sente nel bel mezzo del nulla. Ti trovi in un punto dal quale non vedi niente e sei spinto a cercare qualcosa che stia oltre il ponte in un momento, non solo un luogo, da cui non puoi tornare indietro.
    Percezioni che non sempre nella coppia sono avvertite nella stessa maniera e così, mentre lui si fa cullare dal fiume che lentamente lo porterà sino al mare, lei ….. lo aspetta.
    Una canzone che va abbondantemente oltre l’amore tra un uomo e una donna, in un’altra dimensione.

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    1. Non posso che farti i complimenti. A proposito di Guido Piano, c'è una frase che hai scritto che la descrive alla perfezione: Ti trovi in un punto dal quale non vedi niente e sei spinto a cercare qualcosa che stia oltre il ponte in un momento, non solo un luogo, da cui non puoi tornare indietro.

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