giovedì 21 novembre 2013

Se vai ad aiutare gli alluvionati perché vuoi dimostrarlo apparendo su Facebook

Tra domenica notte e la giornata di lunedì in Sardegna si è abbattuta una quantità d'acqua pari a quella di 6 mesi di piogge.  Da subito è scattata la gara alla solidarietà, e Facebook è diventato il primo motore di notizie  in tempo reale di cosa accadeva nell'isola, e alle vite dei suoi suoi abitanti. Numeri di emergenza postati da altri utenti in bacheca consigliavano come muoversi per chi voleva dare il proprio contributo ai meno fortunati.

Ecco che allora tutti a scrivere di voler partire ad aiutare i nostri fratelli corregionali, una bella cosa, una vera comunità che si muoveva per aiutare i suoi vicini di paese. Qua tutto perfetto, ma qualcuno nella disgrazia altrui ha cercato il suo momento di gloria postando  frasi ad affetto, e pubblicando volutamente nel suo profilo la sua immagine con la pala e stivali a spalare il fango nelle zone più colpite.

Bene, di solito chi va aiutare i meno fortunati vuole rimanere nell'ombra, perché fare volontariato  è anche questo, farlo è basta, no perché hai la necessità incontrollata di volerlo  dimostrare apparendo su Facebook.  Non credo che quando un vigile del fuoco è chiamato a spegnere un incendio, o come ora, è in mezzo al fango la prima cosa che gli viene in mente è quella  di farsi con il suo smartphone un autoscatto mentre aiuta un anziano a uscire dalla  sua casa inondata.

È completamente un'altra cosa quando una foto è stata fatta  indirettamente su un soggetto che aiuta il prossimo,  perché  non è pretenziosa, è naturale nasce da un momento di vero altruismo senza nessun fine ( se il protagonista ovviamente n'è all'oscuro). Ma vedere ogni 5 minuti foto di qualcuno nel luogo del disastro che si tagga su Facebook, per avere quell'attimo di gloria su un social network mi fa pensare. Forse mi sbaglio, ma certe frasi e foto non hanno niente a che vedere con il vero spirito di chi vuole fare del bene e dare il proprio aiuto senza nulla in cambio.

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