lunedì 15 luglio 2013

3 scoperte sensazionali grazie a Google Earth

Chi di noi non ha mai usato Google Earth? Quell'incredibile software che riproduce immagini virtuali del pianeta grazie alle foto satellitari. Spesso Google Earth si imbatte su immagini casuali  davvero strane in ogni angolo della terra. Ma c'è chi grazie a questo potente strumento ha ottenuto delle scoperte sensazionali e rivoluzionarie.  Tra le più importanti noi né segnaliamo 3.



Australopithecus sediba 

Lee Berger è un professore, paleontologo, archeologo e antropologo di fama mondiale. Nel 2007 Berger era alla ricerca delle caverne in Sud Africa  precisamente a Jonnesburg '' dove si presume che da quel sito la vita dell'uomo ebbee inizio'' Grazie all'ausilio di Google Earth Lee Berger fu in grado di individuare 500 caverne dove potevano esserci stata presenza dei nostri antenati.  Qualche mese dopo il professore assieme al figlio e uno studente e il loro cane, andarono di persona per ispezionare quel posto ancestrale. Il caso ha voluto che l'animale si allontanò dal padrone e si smarrì nell'erba alta, il bambino nell'intento di trovarlo cadde a faccia in giù: su un reperto sensazionale '' l'Australopithecus sediba '' datato 2 milioni di anni fa

Antica villa romana di 2000 anni fa in provincia di Parma

Qua il protagonista è un italiano, un programmatore di nome Luca Mori che nell'intento di osservare con Google Earth la sua città Sorbolo in provincia di Parma, si imbatté in un interessante settore scuro e  di dimensione ovale lungo più di 500 metri. Incuriosito il programmatore iniziò a zoomare,  notò che quella sezione non era altro che un fiume ormai asciutto, dove quei rettangoli rappresentavano degli oggetti sottoterra.  Da subito si pensò a un piccolo villaggio o una struttura imponente. In seguito Luca Mori informò della sua scoperta degli archeologi, che sul posto trovarono delle ceramiche che ornavano un'antica villa romana di 2000 anni fa.


Cratere Kamil 

Kamil è il cratere meglio conservato al mondo, ma ancora giovane formatosi qualche migliaio di anni. Anche questa volta è stato un nostro connazionale a fare questa sensazionale scoperta, sempre grazie al potente strumento di Google Earth. L'uomo stava mappando nel deserto del Sahara quando il suo sguardo incrociò un cratere costituito grazie alla collisione di un meteorite lungo 200 metri. Gli scienziati pensano che la meteora si sia abbattuta sulla terra a una velocità di 9000 km orari.


2 commenti:

  1. Assurdo, non avevo mai pensato che lo si potesse usare anche per questo genere per ricerca a tali livelli :)

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