domenica 3 febbraio 2013

La Tomba della Scacchiera: ennesima scoperta archeologica sensazionale in Sardegna, ma cementata dalla Soprintendenza

Non basterebbe una intera vita per riportare alla luce l'immenso patrimonio archeologico della Sardegna. Isola affascinante ma a tratti austera che cela nel proprio  sottosuolo delle verità storiche che  qualcuno preferisce lasciare al riposo eterno.

 I Nuraghi, il simbolo per eccellenza dell'archeologia sarda è sicuramente una minima parte dei reperti visibili al visitatore, tra l'altro queste incredibili torri di pietre dell'epoca, nuragica sono incredibilmente simili ai Brochs della Scozia. Ancora una volta se c'è n'era bisogno, tutto questo ci fa pensare di come la Sardegna ha molti aspetti identici  alla cultura celtica, forse gli stessi celti in passato arrivati nell'isola, oppure i sardi sbarcati in Irlanda!

Si dice che in Sardegna, siano stati riportati alla luce solo il 5% dei reperti storici, questo significa millenni di storia ancora incastonati sotto gli inferi del sottosuolo sardo. Tra le meraviglie: le tombe dei giganti che nessuna autorità sarda ha potuto occultare: suggestive opere dei monumenti funerari dove si narra la leggenda che fossero seppelliti i giganti stessi, uomini alti anche sino a 7 metri. Ma a quanto pare qualcuno ha volutamente nascosto gli scheletri , eppure in altri ritrovamenti fatti da abitanti di paesi non lontani confermano di aver scoperto nel proprio terreno mentre coltivavano, tibie di dimensioni anormali appartenenti a uomini.

Tornando alla Tomba della Scacchiera conosco perfettamente di non essere il primo a diffondere questa notizia, ma spero che altri blogger appassionati come me di archeologia anche non sardi possano scrivere un articolo riguardo a questo argomento, poiché è paradossale ogni qualvolta che in Sardegna venga  riportata alla luce una scoperta che potrebbe cambiare la stessa storia, questa puntualmente viene coperta, chiusa dalle autorità competenti senza chi si possa o di chi ne ha  le competenze possa studiare il caso. 

Paola e Diego Miozzi sono due giornalisti italiani di archeologia che scrivono per l'ottimo potale Stones Pages. I due studiosi e fratelli, durante un loro tour di archeologia nell'isola avevano pernottato in un agriturismo  di proprietà del sig   Antonello Porcu a  Sas Abbilas,  una splendida valle  isolata   nei pressi di Bonorva. L'albergatore aveva raccontato  e mostrato  ai due ospiti delle incredibili  foto che mostravano dei dipinti e affreschi su delle pareti all'interno di una tomba preistorica.

Purtroppo dopo una prima campagna di scavo la zona è stata chiusa all'inizio con dei grossi blocchi, poi addirittura  con del calcestruzzo, violando alcuni protocolli della Convenzione de La Valletta. In tanti blog che ho letto che trattavano questo argomento molti sono stati d'accordo nell'affermare che considera la copertura dell'importante scoperta è "l'atto vandalico più grave della storia dell'archeologia italiana e mondiale",  ha promosso insieme ai giornalisti Paola e Diego Meozzi,  una petizione mondiale da inviare tramite mail  al Sopraintendente Archeologico per Sassari e Nuoro Dr. Bruno Massabò -bmassabo@arti.beniculturali.it)" per sollecitare un ripensamento della politica di chiusura e di permettere a tutti di visitare il sito

 Gli scavi portarono alla luce un sorprendente passaggio che conduceva a una camera funeraria. Ora non conosco sinceramente se la mole di email pervenute a chi di dovere abbia dato i suoi benefici. Quel che conta che La tomba della scacchiera è lo specchio di una regione, la Sardegna che continua perennemente in un viaggio di oscurantismo. La nostra regione offre immense possibilità per tutti, non avremo più bisogno di lasciare la nostra terra per cercare un lavoro. 

 Eppure, quel che conta, almeno nel contesto dell'archeologia, dobbiamo dire basta, la Sardegna e i  suoi monumenti sono del popolo sardo, ci appartengono perché donati dai nostri avi, è l'essenza della straordinaria cultura di questa isola. È come se qualcuno voglia toglierci la stessa aria per respirare.

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